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L_Antonio
Odio gli indifferenti


Gli Ultimi


13 dicembre 2013

Civoti (la fiducia) e al sinistra OGM

Ha fatto fuoco e fiamme: “Se vinco io, subito la legge elettorale e poi il voto”.  Poi, lemme lemme, ha votato la fiducia a Letta senza colpo ferire. Quasi con nonchalance.  Fosse stato folgorato sulla via di Damasco, mi sono chiesto? Avesse rivisto le sue opinioni? No, per niente, perché ‘Civota-la fiducia’ non ha detto di aver cambiato parere, ma di aver preso atto che i tre milioni delle primarie, avendo dato un ampio mandato a Renzi, in sostanza lo spingevano a modificare la sua (di Civota) posizione sul governo. Lui la penserebbe pure in un altro modo, ma che conta? Le primarie hanno designato Renzi, e lui s’è adeguato. Se non che, Civota-la fiducia si schermisce e dice che, a suo parere, Renzi, concedendo la fiducia avrebbe cambiato linea dopo le primarie. Anzi, dice sempre Civota-la fiducia, è stato Letta a far cambiare idea a Renzi. Dal che ne deduciamo (se la logica non è marzapane) che le primarie le avrebbe sostanzialmente vinte il premier in carica, se è vero che avrebbe convinto Renzi a cambiare linea, “cambiando verso” al risultato del voto  e quindi all’atteggiamento di Civoti verso il governo! Insomma, il nostro Pippo si è accodato al risultato delle primarie, che hanno eletto Renzi, il quale si è fatto convincere da Letta a votare il governo, così che Civati, Renzi e Letta hanno condiviso assieme la fiducia come tre piselli in un baccello. La domanda è: ma che le abbiamo fatte a fare le primarie, solo per dare una mazzata a D’Alema?  Mi sa.

Detto ciò, andrebbe detto che un leader non vive di riflesso a un sondaggio, non sta li come un fuscello, non decide dopo, come fa Civati. Un leader indica gli spazi dove dislocare la politica alla ricerca di frontiere più avanzate. Un leader si assume l’onore e l’onere di suggerire un percorso, di indicare un obiettivo, una meta, rischia in proprio coraggiosamente, al limite si mostra antipatico nelle sue convinzioni, ma scommette sul futuro, sfida il presente e lo forza se fosse necessario, dischiude orizzonti, o almeno li inquadra e li mostra agli altri secondo una convinta prospettiva. Questo fa un leader in un arco almeno trentennale. Non cambia umore secondo l’ultima raffica di vento, non aspetta le primarie, non chiede che si voti sempre tutti su tutto, ma proprio su tutto, in una sorta di plebiscito permanente, come un baraccone. Non vuole che ci sia un primo tempo della campagna elettorale e poi un secondo del tutto sganciato da quella e fatto solo di scelte contingenti e persino trasformiste. Un leader non appartiene alla sinistra OGM, insomma, quella geneticamente modificata, la cui teorica principale è Alessandra Moretti, per la quale tutto si riduce al contesto e le idee seguono opportunisticamente. Un leader non è il Pippo Civati che si squaglia dopo un barlume, né un Renzi che, vedrete, al più è un solista con l’omino accanto che chiede l’obolo. Perché in realtà senza una squadra, senza un partito, senza una comunità, un leader non è nulla, al massimo un fenomeno mediatico. Uno in mano ai desiderata di qualcun altro. E allora, se le cose stanno così, io mi tengo sempre quello che sarà pur grigio per taluni, troppo bonario per altri, persino sin troppo leale e rispettoso verso i suoi compagni di partito, ma che resta un uomo cui affiderei il governo del Paese a occhi chiusi. Chiavi in mano. E assieme mi tengo l’altro, che al contrario è sin troppo arrogante, ma è fermo nelle sue convinzioni, duro quanto basta, persino antipatico, ma che non sbanda dinanzi al primo giovanotto che smanetta davanti a Twitter, ed è sempre stato, si sa, di ‘opinioni costanti’. Ecco, è questa costanza e quella capacità di riflettere una comunità che fanno la differenza coi Civati e con la sinistra OGM di cui sopra. Cuperlo oggi è l’ultimo testimone di un’epoca ma e il primo ad andare davvero controcorrente rispetto al disgustoso andazzo OGM che segna la miseria di quest’epoca. Sinistra compresa.


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19 agosto 2013

Portare l'acqua con le orecchie



Ci pensavate già in vacanza, spaparanzati al sole di una qualunque Formentera o a fare trekking in qualche vallata tibetana. Peggio, ci davate tutti per finiti, presi dal vortice di una candidatura al giorno (che non toglie il medico di torno), di un editoriale di Scalfari che scaglia Onofri nella platea congressuale (un altro, come se non bastassero quelli che già abbiamo; e comunque, se si candida Onofri noi lo votiamo…ci piacciono le novità!); o di un Boccia qualunque che, dall’alto della sua ubriachezza molesta, vaneggia di vecchiezza e di classi dirigenti da rottamare, come una qualunque verginella politica (uno che ha perso due volte da Vendola, quest’ultimo battuto pure da un Renzi qualsiasi).

Invece no. Stiamo sul pezzo, sobri, vigili e attenti, persino alle sfumature.

1)      Ma l’area bersaniana del PD (oltre ad essere fiera avversaria di … coso…quello lì…mannaggia, ci sfugge …ah sì, Renzi detto “il ruspista” e altrettanto fiera avversaria di …At-tenti…Massimo D’Alema) che propone di suo?

2)       L’editoriale di Scalfari di domenica scorsa ha sancito, fra le altre cose, tra cui la improvvida candidatura di Onofri, la morte di una figura essenziale per il giornalismo italico: quella del correttore di bozze. Per rimediare toccherà adesso trovare un qualunque Onofri pronto alla candidatura: un problema, cazzarola, ma il PD è in grado di superarlo agevolmente;

3)       Povero Boccia: dicono che scontenta tutti, belli e brutti, buoni e cattivi. E come smentirli: difficile stabilire i meriti di cotanto sottosegretario, a parte quelli di aver navigato onorevolmente fra correnti, spifferi e sottocorrenti del PD fino a un quarto d’ora fa. Per poi scoprirsi, novello fiorentino, rottamatore indefesso, detergente di vecchiezza, spuma di gioventù e rinnovamento. Ecco, svuotategli il contenuto alcoolico e poi ne riparliamo;

4)      Civati, tra un’inquadratura di telecamera e l’altra, si è concesso a L’Unità (lamentandosi subito – non è riportato nell’intervista ma abbiamo le nostre indiscrezioni -  che sul giornale di carta non è possibile cliccare su “Mi piace” e ritwittare l’articolo, un segno di patente vecchiezza comunista). Lo preferiamo di gran lunga quando si intrattiene di fronte alle telecamere: detto fra noi, di quell’intervista non abbiamo capito una vera e propria mazza;

5)      Berlusconi, ricordati degli amici, di quelli che t’hanno portato l’acqua con le orecchie. Era un vecchio refrain rutellian-guzzantiano, ma ce lo immaginiamo a parti invertite. E comunque l’acqua con le orecchie gliel’hanno portata in parecchi. Chiaro che senza di lui, parecchia acqua resterà dove si trova e ne affluirà di meno a Palazzo Grazioli. Ci pare il massimo delle considerazioni fattibili sul tema Berlusconi;

6)      Più che una compagine “Letta” sembra ancora una compagine “da Leggere”. Nel senso che o imprime una vera e propria svolta alla politica economica (che non è solo e soltanto l’IMU, ma il lavoro, in primis) e alla modifica della legge elettorale, oppure il rischio di un replay della vicenda Monti appare lì, dietro l’angolo. Con il PD a pagare i prezzi più alti. Alternative non ce ne sono, considerata anche la scarsa se non nulla affidabilità del fronte grillino (inutili come apriscatole di fronte ad una lattina di coca). Ma è ora di mettere parole chiare e definitive sulle politiche economiche per la crescita e per ridare lavoro: e sull’IMU niente scherzi: si rimodula, facendola pagare ai più ricchi.;

7)      Veltroni non pervenuto;

8)      Avete rotto le palle con le metafore calcistiche: c’è sempre un campo, più o meno democratico, su cui discendere o da delimitare. E comunque se campo proprio deve essere allora fatevi vedere attrezzati: zappa, vanga e rastrello, questo è il minimo. 

Buon lavoro.

PS1 In questa estate, come luce in fondo al tunnel,  svetta la figura di Gianni Cuperlo come condottiero autorevole, fiaccola che illumina la strada del nuovo proletariato e dei ceti intellettuali. A lui protendiamo le nostre speranze e affidamo il compito storico (a sinistra non c'è mai stato un compito men che storico, nemmeno di matematica) di risollevare le sorti della sinistra italiana, anzi europea, anzi del globo terracqueo. Fedeli sostenitori della sua candidatura, chiediamo che cresca il consenso a fianco di questo grande timoniere. Nulla resterà impunito, è ora di cambiare il PCI deve governare, operai e studenti uniti nella lotta (ma anche il nord e il sud e che dire dell'est e ovest), le bombe sui treni le bombe sui vagoni le mettono i fascisti pagati dai padroni.

PS2 Anche in vacanza, e pure cor cervello cotto dar sole (come dimostra il PS1), se non fosse chiaro, L_Antonio sta con Cuperlo.

PS3 Il PD senza la sinistra si riduce a un comitato elettorale, trampolino per le ambizioni personali del solito nuovo. Sosteniamo Cuperlo proprio perchè la pensa esattamente così, e al PD serve un segretario politico vero e a tempo pieno, e tanta, tanta politica in più.


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19 gennaio 2012

I caciaroni

 

Fateci caso. Nel momento in cui la politica (come sostanza, potere, sovranità) cede il passo alle oligarchie tecnico-finanziario-mediali, e si riduce a involucro, ‘forma’, intelaiatura di procedure, i giovani rampanti, le nuove classi dirigenti della politica nate in epoca di rete non sanno fare altro che concentrarsi su quell’involucro, sulle procedure, quasi dimenticando le questioni di potere, quelle che muovono masse enormi di persone nei momenti più delicati della vicenda storica. È bastato che finisse (almeno provvisoriamente) l’era Berlusconi e si piombasse fulmineamente in un’altra fase, dove il destino e la vita concreta delle persone e delle famiglie si ergessero prepotentemente all’attenzione di tutti, per veder scomparire uno a uno i presunti futuri leader. Renzi, dopo la fiammata mediatica della Leopolda, è piombato in basso (esattamente al 53° posto della classifica Sole 24 Ore). Civati, dopo aver occupato la casello di futuro segretario del PD (ach!) oggi si contenta di un’intervista alla Voce Repubblicana (sempre meglio che niente). Della Alicata e della sua comunicazione al cubo abbiamo già detto ieri. Gli argomenti e i cavalli di battaglia di questo ‘pezzo’ di nuova classe dirigente sono sempre gli stessi, e sono debitori della politica come ‘forma-intelaiatura’ di cui dicevamo: le primarie, le rottamazioni, i referendum, il coagulo facebook-twitter, il ‘no-questo’ e il ‘no-quell’altro’, gli assetti interni al PD, ecc.

Non mi meraviglio, allora, che dinanzi a una crisi di proporzioni mondiali ed epocali restino muti. Dinanzi alla necessità di aprire un fronte anti-corporazioni si scansino. Davanti a responsabilità da far tremare i polsi gettino la spugna. E poi, quando le persone diventano vere e non amici su facebook o contatti di rete, questi campioni facciano sgomenti un passo indietro. Questi trenta anni di reaganismo-tatcherismo-neoliberismo non ci hanno regalato soltanto un baratro di disuguaglianza sociale insuperabile e un mondo prigioniero delle oligarchie e degli interessi speculativi. Ci hanno anche consegnato una nuova leva politica (almeno una parte di essa, la più ‘caciarona’ senz’altro) debole, fragile, suddita degli effetti che la finanza ha prodotto sulla politica, che appare indebolita e ridotta a pura forma mediale. I ‘nuovi’ giocano con questa forma e credono di possederne la sostanza. Sono vittime della ideologia senza averne consapevolezza.

Giova ripetere che la politica è invece un bagno sociale talvolta durissimo, un conflitto sui poteri spesso crudo, una battaglia che porta a un vincitore e a uno sconfitto, una pratica che si muove attorno alla vita delle persone. E per ‘vita’ non si intende quella dei personaggi SIMS, ma l’esistenza reale delle persone, oggi costrette a fare i conti con salari e stipendi che non bastano più, con i risparmi privati ridotti all’osso, con un futuro impalpabile. Immagino che la questione ‘manifesti abusivi’, rispetto a ciò, sia molto, ma molto laterale. Il giorno in cui vedrò Renzi, Civati, l’Alicata and so on impegnarsi non solo nella costruzione del consenso, ma soprattutto nella gestione del dissenso da posizioni di governo e di responsabilità vera, allora mi ricrederò. Resto in trepidante attesa.


26 maggio 2010

La mandrakata

 

Leggo dal Corsera di oggi che il famoso sondaggio dell’Espresso sul futuro leader del PD pare abbia rivelato alcune inquietanti stranezze. Buona parte dei voti che hanno raggiunto i 5 primi classificati proverrebbero da pochissimi (uno, due, tre al massimo) indirizzi IP. In pratica, dagli stessi computer o giù di lì.

Che i sondaggi on line fossero poco attendibili, una specie di giochino da prendere con le molle, lo si sapeva. Che divenissero però giochini pericolosi, ora è del tutto evidente: pericolosi, perché inducono a credere delle cose che in realtà non esistono (una volta si chiamava ideologia). E perché spingono a ritenere che il seguito di taluni ambiziosi giovani dirigenti del PD (e non solo) sia molto più consistente di quanto non sia nei fatti. E poi mettono a nudo alcuni meccanismi di formazione del consenso che lasciano stupefatti, ancorché per nulla sorpresi. Insomma, una mandrakata.

______________________

Scheda del film

La mandrakata 2

Protagonisti:

Matteo Renzi Can Can
Nichi Vendola
Antonello da Messina
Debora Serracchiani
Lucky Lady
Giuseppe Ciwati
D’Artagnan
Matteo Orfini Soldatino

Genere: Fantasy ideologico

Giudizio della critica: da vedere anche se discutibile

In programmazione solo sul web (non nella realtà)


20 maggio 2010

Volontà di potenza on line

Verrebbe da piangere, ma non ne vale la pena. Nessuno di loro è ancora il leader del PD (nonostante il sondaggio dell’Espresso) ma già s’accapigliano quasi fossero dei Lenin, dei Turati, dei Roosvelt. Fa bene il Post a riassumere adeguatamente le schermaglie della vicenda, ma francamente avrei riservato le mie energie ad altro. La vicenda insegna che i sondaggi on line lasciano il tempo che trovano e molto dipende da come vengono “impiantati”. Insegna pure che la politica oggi sta divenendo un giochino al quale possono partecipare tutti, ma proprio tutti, aspirando d’amblais addirittura alla poltrona di leader del maggior partito di opposizione senza passare per il “via!”. Sarebbe come decidere di affidare la Roma o l’Inter a un coach scelto tra quelli che hanno spedito la quantità giusta di punti dei formaggino. Tempo fa, come ricorda il Post, ci furono sondaggi che indicarono nella Serracchiani la nuova pasionaria , o in Civati il prossimo leader democratico. Trattenete il respiro, fate il vuoto attorno e pensateci bene. Dico: vi rendete conto?

Sarà pure una fandonia, come dice Simoni, ma io sono dell’idea che serva lottare per farsi largo: anzi, questa lotta è proprio l’esame più importante di tutti. E ritengo sbagliato pensare che tutto sia dovuto, per una sorta di dono o eredità generazionale. I migliori debbono prevalere in quanto davvero si tratta dei migliori sul campo, e non nei sondaggi on line. La selezione deve avvenire al di fuori dell’Università, e si deve concretizzare nella vita reale, tra le persone, a confronto con i problemi quotidiani. Il blog e la comunicazione-politica sono terribili (e inutili) scorciatoie. Un dirigente politico deve essere in primo luogo una persona come le altre, e poi offrire il proprio contributo alla corretta amministrazione della polis. Deve possedere idee efficaci e deve mettersi coraggiosamente alla prova (la politica è coraggio, non è un esercizio spirituale). Ho conosciuto ottimi quadri sindacali e politici con appena la terza media in tasca, magari faticosamente conquistata nelle scuole serali, grazie alle vecchie 150 ore. Non è retorica. È così. La presunta distanza tra la politica e la società non è dettata dall’esistenza della cosiddetta casta (il capitalismo esprime strutturalmente un modello sociale fatto di caste e di privilegi), ma dall’incapacità di mettere a fuoco le condizioni reali di vita delle persone e i loro problemi, anche umili. La politica nasce per questo, non per esaltare una specie di volontà di potenza on line.

Non ignoro il peso della riproduzione sociale. Mio padre e mia madre era operai tessili, si sono conosciuti in fabbrica. Nasco e vivo in una borgata. Conosco il gap insuperabile che si spalanca davanti a uno come me. Ci vogliono due o tre generazioni per fare il salto (e spesso solo un "saltino"). Nonostante ciò evito di ricorrere a spiegazioni sociologiche o generazionali per giustificare i miei fallimenti e le mie sconfitte. Dico solo che la tenacia e l’intelligenza vincono sempre (o ci vanno molto vicini). Il parricidio, in senso simbolico, è la vera forca caudina per tutti. E nessun padre si è mai suicidato: tanto meno lo faranno un giorno i giovani attuali, ci potete giurare.


14 maggio 2010

Amare vuol dire non dover mai dire "mi dispiace"

 

Una volta la linea del fuoco era tracciata sui grandi temi, sugli ideali di fondo, sui valori discriminanti. Erano contenuti dirimenti, spartiacque politici, che so: l’aborto, il divorzio, riforme o rivoluzione, la lotta di classe, l’antifascismo, la Resistenza, i diritti, il movimento operaio. Poi la strada ha preso pian piano una brutta piega, con la centralità di questioni sempre più insignificanti sul piano politico-politico ma essenziali su quello della comunicazione-politica spicciola. Cito alla rinfusa: il referendum sulle preferenze, essere pro o contro Santoro, la trota, i capelli di Berlusconi, le dichiarazioni di Gasparri, quelle di Corona, il divorzio del premier, i libri di Veltroni, la barca di D’Alema, l’appartamento di D’Alema, le scarpe di D’Alema, e così via. Si è scivolati, insomma, dalla sommità di vette altissime alla depressione delle vallate profonde. Pensavo fossimo giunti al fondo. E invece no, stiamo raschiandolo.

Prendete un recente post di Civati, che si conclude così. “Sono settimane che dico che bisogna essere leali verso il segretario del Pd, però sulle primarie non transigo. Mi dispiace”. Se ne deduce che va bene tutto, insomma, anche il colore delle scarpe di D’Alema, anche la lotta di classe oppure il fallimento della Grecia. E però. Passi la crisi finanziaria globale, passi la deriva del continente africano, passi il disastro ecologico nel Golfo del Messico, ma sulle primarie Civati non è disposto a transigere, come un eroe garibaldino di altri tempi! Gli dispiace, certo, come no, ma non intende piegarsi.

Resto davvero impressionato. Definire “minimalismo politico” questa intransigenza è già una forzatura. Comunque, almeno è dispiaciuto. Noi di più.


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permalink | inviato da L_Antonio il 14/5/2010 alle 10:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (11) | Versione per la stampa


2 aprile 2010

Giovani leoni


Non so se l’avete notato. Non solo abbiamo saltato l’analisi del voto per giungere subito alle conclusioni (abbiamo perso, ergo Bersani si dimetta – ma non subito, perché prima dobbiamo scannarci nella scelta del successore, please). In realtà, siamo già in piena campagna per le primarie.

Vendola si è iscritto alla gara a urne ancora fumanti, seppellendo i partiti peraltro. Renzi non ha atteso un attimo in più, colpendo a freddo Zingaretti, prima ancora che questi tirasse su la testa dalle tabelle elettorali. Zingaretti ha risposto per le rime (e ha fatto bene, bravo Nicola), dimostrando di essere combattivo al punto giusto. Manca all’appello Civati (l’eterno prossimo segretario del PD), ma vedrete che prima o poi salterà fuori (magari al momento giusto, facendo prima bruciare i contendenti meno dotati tatticamente e più impulsivi). Ezio Mauro ha già detto che serve un Papa straniero: in sostanza un altro Prodi, forse Saviano, oppure un De Benedetti, perché no, così la partita con il Cav. è completa, davvero a carte scoperte. La Serracchiani ovviamente è iscritta di ufficio. E Bersani? Vecchio, stantìo, non è un leader, non ha carisma, non è un comunicatore, è subordinato a D’Alema (aaargh!) e poi parla troppo di politica, ecchepalle! “Serve un leader, un vincente, uno giovane, uno tosto, uno che ascolta buona musica, altro che Sanremo, e che soprattutto parli al cuore della gggente!”, urlano sulla Rete. E la Rete, si sa, è Verbo. Grillo dixit (e ho detto tutto).

Tutto questo “velocizzare” è perché bisogna anticipare le mosse, bisogna fare politica in tempo reale, stare sul pezzo, commentare i post al volo, muovere le cose, agitarsi nei flash mob o negli “aperitivi rivoluzionari”! Guai a chi perde tempo in analisi, valutazioni, esami. Roba vecchia rispetto alla poesia. Oggi è il momento delle grandi decisioni irrevocabili, del plebiscito, dell’acclamazione, della inno al nuovo Capo della sinistra che dovrà battersi con l’altro Capo, quello della destra. Possibile non capiate, retrogradi e comunisti che non siete? Che ne sapete voi della post-politica? Nulla, appunto, perciò andatevi a riporre in qualche libro.



21 settembre 2009

La pausa pranzo

 

Leggetele con attenzione le risposte di Ignazio Marino a Klaus Davi, riportate sinteticamente dal Corsera quest’oggi. Dice di non amare la compagnia di «pusher» e «papponi», né del sottobosco «dove circolano droghe ed escort», ma di preferire quella di operai, studenti e del «popolo sano della sinistra». Aggiunge, d’altra parte, che lui non potrebbe incontrarli questi pusher, escort, ecc., visto che «agli yacht super lusso» preferisce «le derive monoposto di tre metri e mezzo che in quel mondo chic non sono contemplate».

Sin qui Marino. Mi sono subito chiesto che cosa c’entrassero gli yacht con le escort. Magari c’entrano, come no, ma perché usare proprio l’immagine dello “yacht” per completare il concetto? Chissà. Così vado avanti nella lettura è la mia incertezza si dirada un po’. Dice ancora Marino: «Intendiamoci: frequentare Tarantini o incontrarlo casualmente non è un reato. Forse però un terzo di secolo passato nei palazzi del potere ha fatto dimenticare il rapporto con le persone o con la classe operaia». Ecco, a questo punto, mi è parso chiaro con quale uomo coi baffi ce l’avesse il terzo uomo candidato al congresso del PD.

Ovviamente, Ignazio Marino non ha «cercato appuntamenti con grandi banchieri  ma con chi soffre nel Paese» [forse ‘i mille’ e Civati?, ndr]. Per questo, attacca Marino, «Bersani, oltre a frequentare Draghi, dovrebbe farsi vedere dagli operai che lasciano a casa, vittime anche di speculazioni proprio del mondo bancario. Di queste speculazioni ha parlato con Draghi?».

Ecco. Dopo un attimo di legittimo sbalordimento, ho ritenuto che fosse profondamente sbagliato mettere in dubbio in modi così spicci la moralità di un dirigente del proprio stesso partito, anche se si trattasse di un acerrimo avversario politico. Si può non essere d’accordo con le idee e le proposte politiche di chiunque, ma non si può pronunciare un discorso obliquo come questo, nel quale si mescola un po’ di tutto (e senza uno schema evidente): uomini, morale, politica e minuti fatti di cronaca, utilizzando un linguaggio non nuovo, come si pretenderebbe, ma semplicemente inappropriato.

Formulo, allora, due domande conclusive:

1. Ma Marino non era amico di D’Alema?

2. Affidereste un partito pure un po’ scombiccherato come il PD a Ignazio Marino? Per carità, bravo e incisivo nelle sue battaglie laiche, ma del tutto inesperto e persino avventato nelle sue scorribande e prolusioni politiche. Un giorno eletto segretario del PD che farebbe, convocherebbe Mario Draghi (!!!) per rinfacciargli le speculazioni bancarie contro gli operai? Con tanto di indice ammonitore alzato? Mi permetto di considerare che le cose sono un po’ più complesse di quanto non sembri e di quanto non appaia nell'intervista di Marino: qualcuno (Civati ad esempio) glielo suggerisca, anche sommessamente, durante una pausa pranzo. Grazie.


16 agosto 2009

Sdeng!!!

Prima “Rivoluzione riformista”. Oggi “Nostalgia del futuro”. Civati continua a sfornare ossimori a tutta callara.
Vale per lui quello già detto sul precedente post dedicato al “claim” di Morassut sui manifesti laziali.
E’ la solita storia: chi usa gli ossimori, in fondo, vaga nel porto delle nebbie alla disperata ricerca del faro: e puntualmente trova scogli e lampioni in ghisa. Sdeng!
Quando finirà la stagione degli ossimori e inizierà la stagione della politica, ossia delle scelte? C’è da augurarsi che il tempo si avvicini: a ottobre, magari, quando sarà possibile dare “un senso a questa storia”. Eccheccazzz…


6 luglio 2009

Civati 2.0. Il ticket

Il Civati che non t’aspetti. O forse si. Se leggete l’intervista di oggi a Repubblica, lo vedrete oramai nelle vesti del numero 2, e ascolterete parole già più paludate, moderate, tranquillizzanti della prima versione 1.0. Lui e Marino sono il “nuovo”, certo, “ma nessuno dice che negli altri schieramenti ci sia solo il vecchio”. Benevolo. “Non abbiamo niente di personale contro Franceschini e Bersani”. Dice addirittura di godere (sic!) del “fatto che alla fine non abbiamo candidato un 30enne” ed “è stata spazzata via la panzana del giovane a tutti i costi”. La più forte è questa: “ma che cosa vuol dire apparati? Anche noi facciamo parte della struttura del PD”, “il confronto con gli apparati sarà sereno, noi però vogliamo cambiarli”. Traduzione: fatece largo che arrivamo noi. La presunzione non manca, quella è istintiva: “Dietro Marino c’è Civati” dice Pippo. Bettini ha solo spinto Marino a buttarsi, “adesso però Marino è una cosa nuova”. Ed è “il colmo che Bettini dia a me del burocratico”. In effetti… Niente polemiche, tranquillizza però Civati, anche se nel comitato Marino, al primo colpo d’occhio, sembra spirare un’aria da baruffe chiozzotte e pesci in faccia.

Il tandem Civati-Bettini, con Michela Meta coordinatore, incuriosisce davvero. È il vero must di questa tornata precongressuale. L’alfiere del "nuovo" a tutti i costi, a braccetto con chi, più di altri, sa tessere alleanze e stringere i fili della politica politicante. Non so se Marino sia consapevole della tenaglia che lo minaccia. Non è uno sprovveduto e saprà districarsi. Ma certo, se serviva una prova provata, quasi matematica, di cosa significasse il “nuovo” per Civati, Serracchiani, Meo, e quale forma avesse, eccolo dimostrato in modo davvero plateale. Qui l’amalgama mal riuscita nasce da un eccesso di leggerezza, da una parte, e un eccesso di pesantezza dall’altra. Equilibrio finale: molto precario.

Aridatece la sinistra, per favore, anche malmessa.

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